New York Dolls & David Johansen
New York Dolls & David Johansen
di Stefano I. Bianchi
“Dal letame nascono i fior”
New York, primi anni ‘70. La città è allo sbando nel degrado economico, sociale e politico. Interi quartieri, anche quelli centralissimi di Manhattan, sono in mano a una delinquenza che tra rapine, spaccio, taglieggiamenti e prostituzione rende la vita impossibile alla borghesia commerciale e impiegatizia, la quale in mancanza di qualunque decoro urbano preferisce spostarsi nelle zone periferiche causando il crollo degli affitti e la conseguente invasione di immigrati di ogni tipo, perlopiù nullatenenti e in cerca di qualunque tipo di fortuna. Tant’è: il cinema ha fatto una fortuna cavalcando queste storie (diciamo Martin Scorsese e diciamo tutto) e il rock ci ha costruito una delle sue più grandi e durature mitologie. È infatti in questo malsano humus sociale che, vaticinato e celebrato dai Velvet Underground nella seconda metà dei ‘60, prende vita il proto-punk di Suicide, Patti Smith, Ramones, New York Dolls, Television, Heartbreakers, Richard Hell, Talking Heads e tutti gli altri fino alla malmostosa generazione della no wave: musiche perennemente sul confine tra tentazione e provocazione, rimescolamento di stili e tendenze arty-consumistiche di perfetta prammatica warholiana e quindi puramente newyorkese. Capannoni in disuso e magazzini abbandonati del Lower East Side, del ghetto ebraico (da citare espressamente perché spiega come mai tanti prime movers della scena erano di questa etnia e confessione), di Harlem e del Bronx (laddove, col medesimo contesto, nasce l’hip hop) offrono il destro per occupazioni abusive dove fioriscono negozi alternativi (dischi, libri, droghe, vestiario usato, arte cheap) e locali che, talvolta sulla falsariga degli speakeasy d’epoca proibizionista, propongono concerti di chiunque abbia la voglia e l’estro di suonare qualunque cosa.
Di tutto questo ribollente scenario degradato e decadente ma culturalmente fertilissimo i New York Dolls sono tra i primi e più consapevoli esponenti post-Velvet, il fior fiore, quelli che meglio di tutti gli altri ne coagulano ogni singolo elemento costruendoci sopra l’esatta etica-estetica che pochi anni dopo verrà definita punk: l’amore per il rock’n’roll delle origini riletto col filtro sixties-garage, la provocazione kitsch del travestitismo sporco e glamouroso, la celebrazione di ogni eccesso in nome di una disillusione morale che sfocerà preso in bohème nichilista, una spiccata attitudine all’intrattenimento a qualunque costo e infine, immancabile, anche il morto per droga prima ancora di incidere un solo disco. […]
…segue per 16 pagine nel numero 323 di Blow Up, aprile 2025: NUMERO SPECIALE di 132 PAGINE!
• Se non lo trovate in edicola potete ordinarlo direttamente dal nostro sito (BU#323) al costo di 13 euro (spese postali incluse) e vi verrà spedito immediatamente come ‘piego di libri’ (chi desidera una spedizione rapida ci contatti via email).
• Il modo migliore, più rapido, sicuro ed economico per avere Blow Up è l’abbonamento: non perderete neanche uno dei numeri pubblicati perché in caso di eccessivo ritardo o smarrimento postale vi faremo una seconda spedizione e riceverete a casa i quattro libri della collana trimestrale Director’s Cut il mese stesso della loro uscita per un risparmio complessivo di 60 euro!
Ogni mese Blow Up propone monografie, interviste, articoli, indagini e riflessioni su dischi, libri, film, musicisti, autori letterari e cinematografici scritti dalle migliori penne della critica italiana.
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New York, primi anni ‘70. La città è allo sbando nel degrado economico, sociale e politico. Interi quartieri, anche quelli centralissimi di Manhattan, sono in mano a una delinquenza che tra rapine, spaccio, taglieggiamenti e prostituzione rende la vita impossibile alla borghesia commerciale e impiegatizia, la quale in mancanza di qualunque decoro urbano preferisce spostarsi nelle zone periferiche causando il crollo degli affitti e la conseguente invasione di immigrati di ogni tipo, perlopiù nullatenenti e in cerca di qualunque tipo di fortuna. Tant’è: il cinema ha fatto una fortuna cavalcando queste storie (diciamo Martin Scorsese e diciamo tutto) e il rock ci ha costruito una delle sue più grandi e durature mitologie. È infatti in questo malsano humus sociale che, vaticinato e celebrato dai Velvet Underground nella seconda metà dei ‘60, prende vita il proto-punk di Suicide, Patti Smith, Ramones, New York Dolls, Television, Heartbreakers, Richard Hell, Talking Heads e tutti gli altri fino alla malmostosa generazione della no wave: musiche perennemente sul confine tra tentazione e provocazione, rimescolamento di stili e tendenze arty-consumistiche di perfetta prammatica warholiana e quindi puramente newyorkese. Capannoni in disuso e magazzini abbandonati del Lower East Side, del ghetto ebraico (da citare espressamente perché spiega come mai tanti prime movers della scena erano di questa etnia e confessione), di Harlem e del Bronx (laddove, col medesimo contesto, nasce l’hip hop) offrono il destro per occupazioni abusive dove fioriscono negozi alternativi (dischi, libri, droghe, vestiario usato, arte cheap) e locali che, talvolta sulla falsariga degli speakeasy d’epoca proibizionista, propongono concerti di chiunque abbia la voglia e l’estro di suonare qualunque cosa.
Di tutto questo ribollente scenario degradato e decadente ma culturalmente fertilissimo i New York Dolls sono tra i primi e più consapevoli esponenti post-Velvet, il fior fiore, quelli che meglio di tutti gli altri ne coagulano ogni singolo elemento costruendoci sopra l’esatta etica-estetica che pochi anni dopo verrà definita punk: l’amore per il rock’n’roll delle origini riletto col filtro sixties-garage, la provocazione kitsch del travestitismo sporco e glamouroso, la celebrazione di ogni eccesso in nome di una disillusione morale che sfocerà preso in bohème nichilista, una spiccata attitudine all’intrattenimento a qualunque costo e infine, immancabile, anche il morto per droga prima ancora di incidere un solo disco. […]
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TUTTLE Edizioni - P.iva 01637420512 - iscrizione rea n. 127533 del 14 Gennaio 2000